Cybernazionalismo: quando i blogger sostengono il Palazzo
sabato 7 marzo 2009, ore 10:48
Pechino si allea con i blogger: un patto all’insegna del cybernazionalismo, la rivendicazione dell’identità nazionale che corre sul web, alimentando spirali di proteste, denunce, manifestazioni. Non soltanto virtuali. Durante una recente visita in Messico, il premier cinese Wen Jiabao ha detto: “Alcuni stranieri non hanno niente di meglio da fare che puntare il dito sui nostri affari”. Una dichiarazione accolta con entusiasmo da parte dalla popolazione che naviga sul web in Cina. Tanti giovani in passato hanno dimostrato di sostenere le scelte più controverse di Pechino: per esempio, durante la repressione della rivolta in Tibet alcuni blogger hanno lanciato il sito AntiCnn per denunciare la parzialità dei media occidentali troppo atteniti, a loro dire, sulle sofferenze della popolazione. Quella dei cybernazionalisti è una massa pronta a entrare in gioco per sostenere il governo anche a pagamento: è ormai famoso il “partito del 50%”, squadre di volontari che per cifre irrisorie monitorano le discussioni sui blog in Cina e intervengono a favore delle autorità di Pechino. Non si tratta di un fenomeno trascurabile: sarebbero almeno 280mila le persone arruolate nella propaganda politica “sponsorizzata”. Ma le nuova forme di manipolazione dell’opinione pubblica online che scartano la censura e preferiscono l’intervento diretto non sembrano emergere soltanto in Cina. Come ricorda Newsweek, internet è diventato un terreno di confronto politico anche in Iran: le milizie Basij, fedeli all’ayatollah Khomeini, stanno riversato online diecimila blog per sostenere la Repubblica islamica. Il web resta lo spazio più aperto per le discussioni politiche, in particolare nei regimi non democratici. E, soprattutto, è frequentato dai giovani. Nemmeno il Cremlino resta a guardare: si è affidato a una ditta privata, la New Media Stars per coinvolgere i navigatori del web con siti e videogiochi in sostegno del primo ministro Vladimir Putin.
Eppure il cybernazionalismo ha migliorato la vita di alcune minoranze etniche. Spesso, paradossalmente, prive di Stato. Foreign policy, per esempio, segnala il caso degli Assiri: divisi ai confini fra quattro Stati (Iraq, Iran, turchia e Siria), possono seguire
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