Statali, giro di vite sui certificati medici falsi: si rischiano 5 anni di carcere
mercoledì 20 maggio 2009, ore 12:38
Non c’è solo la premiazione del merito nella riforma antifannulloni del ministro Brunetta: oltre ai premi per i più bravi arriva anche il carcere per i dipendenti che si fingono malati o che falsano la loro presenza in servizio. Lo prevede il decreto legislativo approvato nei giorni scorsi dal consiglio dei ministri e che ora, dopo la definitiva messa a punto degli aspetti tecnici, è stato esaminato e vistato dalla Ragioneria generale dello Stato, inoltrato alle Camere per il parere delle competenti commissioni permanenti e trasmesso al Cnel, affinchè le parti sociali ne prendano visione, e alla Conferenza unificata. L’esame del testo, ora pubblico e consultabile on line sul sito del ministero (qui il documento in .pdf), mostra infatti che è prevista una sanzione penale che può arrivare alla “reclusione da uno a cinque anni” oltre alla “multa da 400 a 1.600 euro” per false attestazioni e certificati medici”.
La sanzione, oltre che al dipendente, è prevista anche per il medico che si presa a certificare il falso e per il dipendente pubblico che si dichiari in servizio senza esserlo. “Fermo quanto previsto dal codice penale” si legge infatti nello schema del decreto, viene “punito con la reclusione” il dipendente che “attesta falsamente la propria presenza in servizio, mediante l’alterazione dei sistemi di rilevamento della presenza o con altre modalità fraudolente”. Ferma restando la responsabilità penale e disciplinare e le relative sanzioni, il dipendente è anche “obbligato a risarcire il danno patrimoniale, pari al compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali sia accertata la mancata prestazione” ma anche il “danno all’immagine subiti dalla pubblica amministrazione”. Per il medico la condanna comporta anche la radiazione dall’albo e, se dipendente di una struttura sanitaria, anche il licenziamento “per giusta causa” La previsione del carcere è solo uno dei capitoli della ‘rivoluzionè Brunetta che avvia una stretta sui provvedimenti disciplinari e sanzioni, con un catalogo di infrazioni particolarmente gravi per le quali è previsto il licenziamento.
La risoluzione del rapporto di lavoro è, ad

